Regime forfettario vs regime ordinario: guida completa 2026
È la scelta fiscale numero uno per freelance, artigiani e PMI italiane, e pochi la capiscono davvero fino in fondo. Come tassa ciascun regime, i limiti 2026 e quando conviene l'uno o l'altro, con esempi numerici.
Ogni anno migliaia di partite IVA italiane devono decidere se restare nel regime forfettario o passare al regime ordinario. È una scelta che può valere migliaia di euro l'anno, eppure la maggior parte delle persone la prende senza capire davvero come funzionano i due sistemi.
La differenza di fondo
Regime forfettario: paghi un'imposta sostitutiva fissa su un reddito calcolato applicando un coefficiente di redditività ai tuoi ricavi — non serve tracciare analiticamente costi e ricavi.
Regime ordinario: paghi l'IRPEF a scaglioni progressivi sul tuo reddito reale — ricavi meno costi effettivamente sostenuti e documentati.
La conseguenza pratica: nel forfettario il calcolo è semplice ma "cieco" ai tuoi costi reali; nell'ordinario paghi esattamente in base a quanto guadagni davvero, ma con molta più contabilità da gestire.
Come tassa ciascun regime
Regime forfettario
Non paghi l'IRPEF ordinaria a scaglioni, ma un'imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per le nuove attività nei primi 5 anni di applicazione dell'agevolazione (tipicamente i primi 5 periodi d'imposta).
Il reddito imponibile non si calcola sottraendo i costi reali: si applica un coefficiente di redditività, che varia in base al codice ATECO della tua attività, ai ricavi o compensi incassati durante l'anno (principio di cassa). Il coefficiente rappresenta la percentuale di reddito che l'Agenzia delle Entrate presume tu abbia effettivamente guadagnato — quindi se i tuoi costi reali sono più bassi di quanto il coefficiente presume, il forfettario ti conviene; se sono più alti, ci stai perdendo.
Regime ordinario
Il reddito imponibile è ricavi meno costi effettivamente sostenuti e documentati. Su questa base si applica l'IRPEF a scaglioni 2026:
| Scaglione | Aliquota |
|---|---|
| Fino a 28.000 € | 23% |
| Da 28.000 € a 50.000 € | 33% |
| Oltre 50.000 € | 43% |
A differenza del forfettario, nel regime ordinario si applica l'IVA sulle fatture emesse e si può detrarre l'IVA sugli acquisti.
I limiti del forfettario nel 2026
| Limite | Soglia |
|---|---|
| Ricavi o compensi annui (per cassa) | 85.000 € |
| Spese lorde per dipendenti/collaboratori | 20.000 € |
| Soglia di uscita immediata nello stesso anno | 100.000 € |
Se durante l'anno superi gli 85.000 € ma resti entro i 100.000 €, esci dal regime forfettario dall'anno successivo. Se invece superi i 100.000 €, esci immediatamente, nello stesso anno, e devi applicare l'IVA già dalla fattura che fa scattare il superamento della soglia — senza aspettare l'anno successivo.
Quando conviene ciascun regime
Il forfettario conviene quando:
Il regime ordinario conviene quando:
Non esiste una risposta valida per tutti: dipende dal rapporto reale tra i tuoi costi documentabili e il coefficiente di redditività applicabile al tuo codice ATECO. Il modo corretto di decidere è calcolare entrambi gli scenari con i tuoi numeri reali, non con una regola generica.
Perché questo riguarda anche la tua contabilità quotidiana
Se sei in regime ordinario, il tuo reddito imponibile — e quindi la tua IRPEF — dipende direttamente dall'avere tutti i costi deducibili registrati e documentati: fatture di fornitori, materiali, utenze. Una fattura persa o categorizzata male non solo disordina la contabilità: ti fa pagare più tasse di quelle dovute.
È esattamente questo che automatizza Syntra: ogni fattura che carichi viene categorizzata e registrata come costo deducibile, così quando arriva il momento di calcolare il reddito imponibile, i numeri sono già pronti — non vanno ricostruiti a mano l'anno dopo.
Fonti
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