IGIC alle Canarie: errori comuni per italiani
L'IGIC non è l'IVA: tipi diversi, modelli diversi, regimi speciali che non esistono in Italia. Scopri cosa sapere prima della dichiarazione trimestrale.
Cos'è l'IGIC e perché non è l'IVA
Se hai aperto un'attività alle Isole Canarie venendo dall'Italia, la prima cosa che ti sorprenderà è che qui non si paga l'IVA. Le Canarie non fanno parte del territorio doganale dell'Unione Europea a fini fiscali, e hanno un'imposta indiretta propria: l'IGIC (Impuesto General Indirecto Canario).
Superficialmente sembra la stessa cosa: un'imposta sulle vendite di beni e servizi. Ma le differenze sono importanti e ignorarle costa caro.
| IVA Italia | IGIC Canarie | |
|---|---|---|
| Aliquota ordinaria | 22% | 7% |
| Aliquota ridotta | 10% | 3% |
| Aliquota super-ridotta | 4% | 0% |
| Dichiarazione trimestrale | Modello IVA / Liquidazione | Modello 420 |
| Regime per piccoli | Regime forfettario | REPEP (soglia 50.000€, dal 1° luglio 2026) |
I 5 errori più frequenti per gli italiani alle Canarie
Errore 1: applicare il 22% invece del 7%
È l'errore più comune. Chi gestisce la contabilità con un software italiano — o con un commercialista che lavora principalmente con clienti peninsulari — rischia di applicare automaticamente l'aliquota IVA italiana del 22% su operazioni che dovrebbero andare al 7% IGIC.
Risultato: fatture errate, clienti che pagano troppo e una dichiarazione trimestrale che non quadra con i registri dell'Agenzia Tributaria Canaria.
Errore 2: confondere il modello 420 con il modello 303
In Spagna peninsulare si usa il modello 303 per la dichiarazione trimestrale IVA. Alle Canarie non esiste — si usa il modello 420 per l'IGIC. Presentare il 303 da un CIF canario è un errore che l'Agencia Tributaria Canaria rileva automaticamente.
Se hai un commercialista italiano o spagnolo non specializzato in Canarie, verifica che stia presentando il modello giusto.
Errore 3: non conoscere il REPEP (l'equivalente del regime forfettario)
In Italia, chi fattura sotto i 85.000€ può accedere al regime forfettario e non applica IVA. Alle Canarie esiste qualcosa di simile: il Régimen Especial del Pequeño Empresario o Profesional (REPEP), con una soglia più bassa: 50.000€ annui (dal 1° luglio 2026, prima era 30.000€).
Chi è in REPEP non addebita IGIC nelle proprie fatture, ma non lo deduce nemmeno sugli acquisti. Se sei appena arrivato e fatturi poco, potresti rientrare nel REPEP senza saperlo — e applicare IGIC nelle fatture sarebbe un errore.
Errore 4: mescolare fatture italiane e canarie nello stesso registro
Molti imprenditori italiani alle Canarie continuano ad avere attività in Italia o fornitori peninsulari. Ogni fattura va classificata correttamente:
Mescolarli nello stesso registro contabile genera discrepanze impossibili da risolvere in dichiarazione.
Errore 5: non sapere quali prodotti vanno al 3% invece del 7%
L'aliquota ridotta del 3% si applica a categorie specifiche che in Italia hanno aliquote diverse. Esempi frequenti per attività gestite da italiani alle Canarie:
Applicare il 7% generale quando il prodotto va al 3% significa far pagare di più al cliente e creare un'eccedenza fiscale da correggere.
Come funziona l'IGIC in pratica: un esempio
Sei un artigiano italiano a Tenerife. Compri legno da un fornitore canario per 200€ + 7% IGIC = 214€ totale. Realizzi un mobile che vendi a 600€ + 7% IGIC = 642€.
La dichiarazione trimestrale (modello 420):
Se invece applicassi il 22% IVA per errore, dichiareresti 132€ incassati e 44€ pagati — numeri completamente sbagliati che non corrispondono ad alcun registro canario.
Cosa fare se hai già commesso questi errori
Se sospetti di aver dichiarato IGIC in modo errato negli ultimi trimestri, la prima cosa è non correggere in autonomia le dichiarazioni già presentate. Contatta un gestor o asesor fiscal specializzato in fiscalità canaria — presentare una dichiarazione integrativa nel modo corretto evita le sanzioni che scatterebbero in caso di ispezione.
💡 Syntra rileva l'IGIC automaticamente e lo separa dall'IVA italiana — senza configurare niente.
Prova gratis 7 giorni →Setup in 5 minuti
Domande frequenti
Un italiano con partita IVA può aprire un'attività alle Canarie?
Sì, ma occorre aprire un CIF spagnolo (equivalente della partita IVA) registrandosi come autónomo o costituendo una società (SL) in Spagna. La partita IVA italiana non vale alle Canarie. Con il CIF canario si presenta il modello 420 per l'IGIC trimestralmente.
Posso usare il mio commercialista italiano per la contabilità alle Canarie?
Non è consigliato, a meno che non abbia esperienza specifica in fiscalità canaria. L'IGIC, i modelli 420/421, il REPEP e le differenze con il sistema IVA peninsulare richiedono un gestor o asesor fiscal con sede nelle Canarie o specializzato in questo territorio.
L'IGIC si può detrarre come l'IVA italiana?
Sì, il meccanismo è simile: l'IGIC pagato sugli acquisti (a credito) si compensa con l'IGIC incassato sulle vendite (a debito). La differenza va versata trimestralmente tramite il modello 420. Chi è in REPEP non deduce né addebita IGIC.
Qual è la differenza tra IGIC e AIEM?
L'IGIC è l'imposta generale sui beni e servizi (equivalente dell'IVA). L'AIEM (Arbitrio sobre las Importaciones y Entregas de Mercancías en las Islas Canarias) è un'imposta aggiuntiva che colpisce specifiche categorie di merci prodotte o importate nelle Canarie, con l'obiettivo di proteggere la produzione locale. Si sommano all'IGIC su alcuni prodotti.
Se vendo online dall'Italia a clienti alle Canarie, devo applicare IGIC?
Dipende. Se sei un venditore italiano che spedisce fisicamente merci alle Canarie superando le soglie di vendita a distanza, potresti dover registrarti ai fini IGIC nelle Canarie. Per le prestazioni di servizi digitali B2C, si applicano le regole del luogo del consumatore. È un'area complessa che richiede consulenza specifica.