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IVA & Fiscalità

IGIC alle Canarie: errori comuni per italiani

10 luglio 2026·6 min di lettura·Syntra Blog

L'IGIC non è l'IVA: tipi diversi, modelli diversi, regimi speciali che non esistono in Italia. Scopri cosa sapere prima della dichiarazione trimestrale.

Cos'è l'IGIC e perché non è l'IVA

Se hai aperto un'attività alle Isole Canarie venendo dall'Italia, la prima cosa che ti sorprenderà è che qui non si paga l'IVA. Le Canarie fanno parte dell'Unione Europea, ma sono escluse dall'ambito di applicazione dell'IVA e hanno un'imposta indiretta propria: l'IGIC (Impuesto General Indirecto Canario).

Superficialmente sembra la stessa cosa: un'imposta sulle vendite di beni e servizi. Ma le differenze sono importanti e ignorarle costa caro.

IVA ItaliaIGIC Canarie
Aliquota ordinaria22%7%
Aliquota ridotta10%3%
Aliquota super-ridotta4%0%
Dichiarazione trimestraleModello IVA / LiquidazioneModello 420
Regime per piccoliRegime forfettarioREPEP (soglia 30.000 €, 50.000 € dal 1° gennaio 2027)

I 5 errori più frequenti per gli italiani alle Canarie

Errore 1: applicare il 22% invece del 7%

È l'errore più comune. Chi gestisce la contabilità con un software italiano — o con un commercialista che lavora principalmente con clienti peninsulari — rischia di applicare automaticamente l'aliquota IVA italiana del 22% su operazioni che dovrebbero andare al 7% IGIC.

Risultato: fatture errate, clienti che pagano troppo e una dichiarazione trimestrale che non quadra con i registri dell'Agenzia Tributaria Canaria.

Errore 2: confondere il modello 420 con il modello 303

In Spagna peninsulare si usa il modello 303 per la dichiarazione trimestrale IVA. Alle Canarie non esiste — si usa il modello 420 per l'IGIC. Presentare il 303 da un CIF canario è un errore che l'Agencia Tributaria Canaria rileva automaticamente.

Se hai un commercialista italiano o spagnolo non specializzato in Canarie, verifica che stia presentando il modello giusto.

Errore 3: non conoscere il REPEP (l'equivalente del regime forfettario)

In Italia, chi fattura sotto i 85.000€ può accedere al regime forfettario e non applica IVA. Alle Canarie esiste qualcosa di simile: il Régimen Especial del Pequeño Empresario o Profesional (REPEP), con una soglia più bassa: 30.000 € di volume d'affari nell'anno precedente, che sale a 50.000 € dal 1° gennaio 2027 (Decreto ley 3/2026). Lo stesso decreto ha aperto un'opzione straordinaria: chi nel 2025 aveva fatturato fino a 50.000 € poteva entrare nel REPEP con effetto dal 1° luglio 2026, presentando il modello 400 entro luglio 2026 (termine ormai scaduto).

Chi è in REPEP non addebita IGIC nelle proprie fatture, ma non lo deduce nemmeno sugli acquisti. Se sei appena arrivato e fatturi poco, potresti rientrare nel REPEP senza saperlo — e applicare IGIC nelle fatture sarebbe un errore.

Errore 4: mescolare fatture italiane e canarie nello stesso registro

Molti imprenditori italiani alle Canarie continuano ad avere attività in Italia o fornitori peninsulari. Ogni fattura va classificata correttamente:

  • Fattura da fornitore canario → IGIC
  • Merci da un fornitore italiano o della Spagna peninsulare spedite alle Canarie → di norma la fattura è senza IVA (è un'esportazione dal territorio IVA) e l'IGIC si paga all'importazione
  • Servizi da fornitori fuori dalle Canarie → dipende dal tipo di servizio: verificalo con il tuo gestor
  • Mescolarli nello stesso registro contabile genera discrepanze impossibili da risolvere in dichiarazione.

    Errore 5: non sapere quali prodotti vanno al 3% invece del 7%

    Le aliquote IGIC non seguono quelle italiane. Alcuni esempi dalla tabella ufficiale dell'Agencia Tributaria Canaria:

  • Abbigliamento e calzature: 3% IGIC (in Italia 22% IVA)
  • Dolci, cioccolato, salumi: 3% IGIC
  • Pane, farine, formaggio, olio d'oliva, frutta e verdura fresca: 0% IGIC
  • Occhiali da vista e farmaci: 0% IGIC
  • Caffè tostato, sale e burro: 0% IGIC dall'8 aprile 2026 (prima 3%)
  • Superalcolici e profumi: 15% IGIC
  • Applicare il 7% generale a un prodotto che va al 3% o allo 0% significa far pagare di più al cliente e creare un errore da correggere.

    Come funziona l'IGIC in pratica: un esempio

    Sei un artigiano italiano a Tenerife. Compri legno da un fornitore canario per 200€ + 7% IGIC = 214€ totale. Realizzi un mobile che vendi a 600€ + 7% IGIC = 642€.

    La dichiarazione trimestrale (modello 420):

  • IGIC a debito (incassato dai clienti): 42€
  • IGIC a credito (pagato ai fornitori): 14€
  • Da versare all'Agencia Tributaria Canaria: 28€
  • Se invece applicassi il 22% IVA per errore, dichiareresti 132€ incassati e 44€ pagati — numeri completamente sbagliati che non corrispondono ad alcun registro canario.

    Cosa fare se hai già commesso questi errori

    Se sospetti di aver dichiarato IGIC in modo errato negli ultimi trimestri, la prima cosa è non correggere in autonomia le dichiarazioni già presentate. Contatta un gestor o asesor fiscal specializzato in fiscalità canaria — presentare una dichiarazione integrativa nel modo corretto evita le sanzioni che scatterebbero in caso di ispezione.

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  • Calcolatore di costi: il prezzo reale del prodotto
  • Fonti

  • Gobierno de Canarias — Agencia Tributaria Canaria (IGIC)
  • Agencia Tributaria Canaria — Tipi IGIC delle merci più frequenti (2026)
  • BOE — Decreto ley 3/2026, de 6 de abril, de Canarias
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    Domande frequenti

    Un italiano con partita IVA può aprire un'attività alle Canarie?

    Sì, ma serve un numero fiscale spagnolo: il NIE/NIF se ti registri come autónomo, oppure il NIF di una società (SL) se ne costituisci una. La partita IVA italiana non vale alle Canarie. L'IGIC si dichiara poi trimestralmente con il modello 420.

    Posso usare il mio commercialista italiano per la contabilità alle Canarie?

    Non è consigliato, a meno che non abbia esperienza specifica in fiscalità canaria. L'IGIC, i modelli 420/421, il REPEP e le differenze con il sistema IVA peninsulare richiedono un gestor o asesor fiscal con sede nelle Canarie o specializzato in questo territorio.

    L'IGIC si può detrarre come l'IVA italiana?

    Sì, il meccanismo è simile: l'IGIC pagato sugli acquisti (a credito) si compensa con l'IGIC incassato sulle vendite (a debito). La differenza va versata trimestralmente tramite il modello 420. Chi è in REPEP non deduce né addebita IGIC.

    Qual è la differenza tra IGIC e AIEM?

    L'IGIC è l'imposta generale sui beni e servizi (equivalente dell'IVA). L'AIEM (Arbitrio sobre las Importaciones y Entregas de Mercancías en las Islas Canarias) è un'imposta aggiuntiva che colpisce specifiche categorie di merci prodotte o importate nelle Canarie, con l'obiettivo di proteggere la produzione locale. Si sommano all'IGIC su alcuni prodotti.

    Se vendo online dall'Italia a clienti alle Canarie, devo applicare IGIC?

    Dipende. Se sei un venditore italiano che spedisce fisicamente merci alle Canarie superando le soglie di vendita a distanza, potresti dover registrarti ai fini IGIC nelle Canarie. Per le prestazioni di servizi digitali B2C, si applicano le regole del luogo del consumatore. È un'area complessa che richiede consulenza specifica.